Le vacanze, che stress!

vacanzefinNell’immaginario collettivo, le vacanze rappresentano fonte di relax e sono desiderate dalla maggior parte di noi per “staccare la spina” dalla routine quotidiana.

Probabilmente molti di voi si stupiranno, eppure le vacanze possono rappresentare una vera e propria fonte di stress!

Ma partiamo dall’inizio…. Cos’è lo stress?

Il termine stress è comunemente usato con un’accezione negativa.

Esso rappresenta la nostra risposta adattiva nel momento in cui ci sono dei cambiamenti tra il nostro organismo e l’ambiente.
Esistono due tipi di stress: uno positivo, l’ eustress, ed uno negativo, il distress.
L’eustress, come ci suggerisce il prefisso “eu” che in greco significa “buono”, serve a darci stimoli costruttivi.
Il distress, invece, ha delle ripercussioni negative sia a livello fisico sia a livello psicologico.

Cosa succede durante le vacanze?

Si pensi ad esempio a tutti i fattori che possono causare lo stress prepartenza: la scelta della meta (c’è chi preferisce il mare e chi la montagna), degli indumenti (abbiamo scelto un luogo caldo? Freddo? Piovoso?), la preparazione dei bagagli, le eventuali vaccinazioni da dover fare, la scelta del mezzo con cui spostarsi, le possibilità economiche, il cercare su Internet le migliori offerte oppure partire velocemente per un volo low-cost appena trovato.

fare_valigia3Come se non bastasse, quando si decide di andare in vacanza, a meno che non si è optato per un viaggio da soli, bisogna tener conto anche dei giorni che possano andar bene per tutti i membri della famiglia o per tutto il gruppo di amici con cui si è deciso di partire, il programmare cosa visitare e dove. Si sa che mettere d’accordo molte teste è un’ardua impresa.

Tutti questi fattori possono causare, oltre ad un elevato stato ansioso, anche un elevato livello di stress!

Cosa si può fare per far fronte allo stress da vacanza?

Le vacanze sono sempre cariche di nostre aspettative, ma più carichiamo di aspettative qualcosa, maggiore è la probabilità di rimanerne delusi : non sempre le cose si verificano così come le avevamo immaginate.

Proprio per questo motivo è fondamentale non idealizzare le vacanze.

Eccovi quindi due importanti consigli:

  • le vacanze non sono l’antidoto della nostra felicità. Quando saranno terminate, la nostra vita riprenderà con gli stessi ritmi. Il consiglio è quindi quello di non considerarle come la panacea di tutti i nostri mali, poichè al nostro rientro i problemi non saranno magicamente scomparsi.
  • essere in vacanza significa anche cambiare i nostri ritmi giornalieri. Questo non ha sempre delle ripercussioni positive sul nostro corpo e sul nostro fisico: l’umore, il sonno, l’appetito possono risentirne. Il consiglio è quindi di non essere preoccupati di qualche variazione psicofisica: è normale che debba passare qualche giorno affinchè il nostro corpo e la nostra mente si adattino ai cambiamenti.

Cosa fare se una volta arrivati a destinazione siamo colti da una grande delusione?

Può succedere che i posti che abbiamo scelto non siano di nostro gradimento, magari immaginavamo che in un determinato contesto ci saremmo sentiti bene e a nostro agio, oppure avevamo voglia di provare un ambiente diverso dal solito, oppure ancora le foto dei posti promettevano meglio della realtà.

Per quanto possibile, cerchiamo di vedere il lato positivo: potremmo pensare di cambiare albergo oppure organizzarci in modo tale da raggiungere delle mete tramite delle navette o degli autobus.
Anche l’elevata organizzazione può essere nostra nemica: è necessario lasciare uno spazio anche agli imprevisti e alle soluzioni all’ultimo minuto.

Non abbattetevi: se una vacanza non è iniziata come immaginavamo, non significa che debba essere totalmente un disastro.

Moderazione e leggerezza sono le due parole chiave.

Le vacanze non devono essere necessariamente piene di cose da fare: possono risultarecompiti-vacanze anche a tratti noiose.

Impariamo a concederci anche un po’ di noia. Possiamo optare per dei passatempo come leggere, passeggiare o andare in bicicletta.

Una curiosità… Conoscete il Post Vacation Blues?

Anche il rientro dalle vacanze può essere soggetto a stress. In inglese si chiama Post Vacation Blues (“blue” significa tristezza, depressione).

I segnali dello stress da rientro possono essere:

  • cefalea;
  • difficoltà di concentrazione;
  • difficoltà di attenzione;
  • difficoltà nella digestione;
  • umore depresso e apatico.

L’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) ha dimostrato che questa patologia può arrivare a colpire anche il 50% dei vacanzieri.

Cosa fare se si soffre di Sindrome da rientro?

Ricordiamoci che abbiamo bisogno di tempo per riprendere le nostre abitudini.

Un suggerimento pratico e cercare di non appesantirci con il cibo e di fare attività fisica per non essere troppo rallentati e scaricare la tensione.

Gradualmente, riprenderemo i nostri ritmi giornalieri e lavorativi.

A questo punto, le parole chiave diventano tre: moderazione, leggerezza e…pazienza!

buone vacanze

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Anoressia e bulimia: la storia di Stefano, papà di Giulia

Di anoressia e bulimia si muore ancora troppo. fl

Questa è la storia di Stefano, papà genovese che dal suo dolore ha scelto di trarne una grande forza. E’ un padre che ha lottato per avere il 15 marzo come giornata nazionale in memoria delle vittime dei Disturbi del Comportamento Alimentare (D.C.A.) e delle loro famiglie. 
Come simbolo, un fiocchetto lilla. (…continua a leggere…)

Festività, diete e paura di ingrassare: come gestire l’alimentazione?

Se per molte persone le festività sono un’occasione di puro svago e relax, per moltissime altre non è così.

Pranzo-di-Pasqua-veloce-e-facile-586x439Le feste, infatti, sono vissute con ansia, senso di colpa e depressione. Il motivo?

La maggior parte delle persone cerca di mettersi a dieta per poter vivere con un senso di colpa decisamente inferiore il momento del pranzo e della cena in cui si sa che si potrebbe sgarrare.

 

In questo caso parliamo della Pasqua, ma la restrizione alimentare è una tecnica utilizzata preventivamente per qualsiasi occasione: compleanni, matrimoni, comunioni, Natale, Capodanno, anniversari, ecc.

Ma siamo davvero sicuri che sia una buona tecnica?

Bene, non lo è affatto.

Ma vorrei partire dalla visione del “mettersi a dieta”.

Cos’è la dieta?

In molti credono che stare a dieta significhi mettersi in restrizione, ovvero evitare di 2-160829_Lmangiare alcuni cibi. Di conseguenza, la dieta è vissuta come un momento infernale, viene immaginata come un percorso difficile fatto di buchi allo stomaco e rigidità varie ed eventuali.

Questa -diffusa- credenza è sbagliata.

Intendiamoci, ci sono dei casi in cui dei cibi bisogna evitarli perchè dai controlli medici e nutrizionali e dalle analisi è emerso che sia meglio farli completamente sparire dal regime alimentare. Penso ad esempio a tutti coloro che amano i formaggi stagionati o i salumi ma, essendo ricchi di sale e grassi, devono necessariamente evitarli.

Seguire una dieta significa:

  • avere uno stile di vita sano 
  • avere un’educazione alimentare
  • riuscire a mangiare tutti i cibi nelle quantità giuste per il nostro organismo
  • riuscire ad abbinare i cibi 
  • distribuire i nutrienti nel corso dell’intera giornata.

Non significa escludere completamente la pasta, il pane, il cioccolato. Se siamo a dieta magari non mangeremo più 150gr di pasta, ma 60gr sono concessi eccome. Anzi, sono necessari!

Fatta questa premessa e riagganciandomi soprattutto al discorso carboidrati, moltissimi entrano nel loop del “Non mangerò carboidrati così stasera posso eccedere senza fare danni”.

Nulla di più sbagliato. Il modo migliore proprio per “fare danni” è non arrivare sazi.

Mettersi in restrizione significa togliere all’organismo i nutrienti di cui ha bisogno e che necessariamente andrà a procurarsi non appena sarà possibile.

Durante il pasto successivo alla restrizione si avrà molta più fame e si tenderà a consumare cibi più calorici.

Questo cosa comporta?

Innanzitutto i nutrienti devono essere distribuiti all’interno dell’intera giornata. Questo fa sì che non solo ci servano per carburare, ma anche per essere bruciati fino al pasto successivo.

Circoscrivere l’intera quantità di nutrienti in un solo pasto non ci ha salvato da una cattiva situazione, anzi, il risultato è che avremo mangiato e assorbito molto più dei nutrienti di cui abbiamo bisogno per pasto senza che ci sia il tempo per bruciarli e, quindi smaltirli.

Ne consegue un notevole rallentamento del metabolismo.

dieta-post-bagordi-di-fine-anno-300x260La credenza “non mangio, resisto” è alla base anche di chi soffre di disturbi con abbuffate.

La restrizione è la strada spianata per l’abbuffata, poichè fa scattare una sorta di campanello di allarme che mette in guardia l’organismo e, alla prima occasione utile, cercherà di prendere tutto ciò di cui ha bisogno ma che gli è stato negato in precedenza.

Arrivare di fronte ad una tavola imbandita senza il buco allo stomaco consente anche di avere una gestione migliore degli alimenti da scegliere senza essere trasportati dalla fame e dalla gola.

Tutto questo ha un effetto benefico anche sull’autostima e sul senso di autoefficacia.

Invece, a seguito di un’abbuffata o comunque di un pasto in cui abbiamo esagerato, ne conseguono depressione e senso di colpa.

Ora, pensando ad una situazione quotidiana…

Vi è mai capitato di andare a fare la spesa in un momento in cui avevate molta fame? E poi, vi è capitato di farla quando invece eravate sazi?

Cosa avete scelto? Avete notato delle differenze?

Lasciate pure un commento per condividere le vostre esperienze sulla scelta dei vostri cibi se vi va e…

Ricordate che tutto ha un altro sapore se viene vissuto con equilibrio!

Buone Feste!

 

 

Attaccamento, memoria, scissione del Sè

Quali sono le motivazioni che spingono le persone a mettere in atto i loro comportamenti? Che rapporto sussiste fra “attaccamento” e memoria? Per quale ragione spesso assistiamo a una scissione del Sé e delle memorie associate a un trauma?

Una teoria che ha provato a rispondere a queste domande è senz’altro quella dell’attaccamento. Sviluppata dallo psicoanalista britannico John Bowlby, parte dallo studio di come il bambino organizza la propria vita affettiva, i propri pensieri, il modo di percepire gli altri e se stesso in base al tipo di relazione che instaura con il suo caregiver – generalmente la madre (…continua a leggere…)

L’anoressia nervosa tra fattori psicologici e neuropsicologici

 L’Anoressia Nervosa è un disturbo del comportamento alimentare che in Italia, secondo il Ministero della Salute, ha un’incidenza di 8 casi per anno ogni 100.000 persone.

La maggior parte ad esser colpite da questo disturbo restano le donne.

I dati raccolti si riferiscono alla popolazione maggiorenne e, se si considera che l’età d’insorgenza è intorno ai 15-16 anni, il numero cresce notevolmente.

La caratteristica delle pazienti con la problematica dell’anoressia è l’evidente sottopeso. (…continua a leggere…)

 

Nuove dipendenze comportamentali: la Cyberdipendenza

La cyberdipendenza, o dipendenza da internet (Internet Addiction Disorder- IAD) è una delle più nuove dipendenze comportamentali.

Purtroppo se ne parla ancora troppo poco, ma come fenomeno è sempre più in espansione soprattutto tra gli adolescenti.

Già nel 2011 il Telefono Azzurro e Eurispes hanno presentato a Roma l’Indagine conoscitiva sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia”, svolta su un campione di 1.523 ragazzi e 1.100 bambini (…continua a leggere…)

Il lato positivo. Recensione -Cinema e Psicologia

Il lato positivo racconta la storia di Pat (Bradeley Cooper) affetto da disturbo bipolare.

La storia del protagonista comincia quando un giorno, rientrando a casa,  scopre la moglie fedifraga in compagnia del suo amante. Coincidenza vuole che, proprio in quel momento, dallo stereo uscisse la canzone del loro matrimonio (…continua a leggere…)

L’assertività: come comunicare in maniera efficace

Vi è mai capitato di non riuscire a comunicare in maniera efficace? Di essere asser1fraintesi o di non riuscire a dire la vostra? O magari di sentirvi in balìa delle decisioni degli altri per il solo fatto che non siete riusciti a comunicare il vostro punto di vista? O magari di averlo espresso ma di essere stati troppo aggressivi e….il risultato è stato un totale disastro?

La comunicazione è da sempre studiata in psicologia.

Non sono solo le parole a regolarla bensì tantissimi altri fattori. Pensiamo ad esempio al linguaggio non verbale (postura, gesti, espressioni facciali) o al tono di voce che utilizziamo.

Tutte queste componenti ci fanno capire che non è importante solo “cosa” diciamo ma anche “come” lo diciamo.

Come possiamo comunicare in modo tale che l’altro accolga il nostro pensiero?
La risposta è: comunicando in maniera assertiva.

L’assertività è uno stile comunicativo molto importante e utile nella vita di tutti i giorni.

La parola assertività deriva dal latino “assèrere” che significa asserire, affermare con certezza. E’ una modalità comunicativa molto efficace in quanto consente di esprimere il proprio punto di vista senza essere aggressivi o passivi, in modo tale da non prevaricare sugli altri e da non esserne prevaricati.

Perché è così importante essere assertivi?

La comunicazione assertiva consente di:

  • rispettare gli altri ed essere rispettati;
  • risultare positivi e non giudicanti e/o autoritari;
  • poter esprimere in maniera efficace il proprio pensiero;
  • essere ascoltati;
  • accogliere l’interlocutore;
  • aumentare l’autostima;
  • non essere vittime delle volontà altrui;
  • risultare autorevoli;
  • comunicare anche le emozioni (componente emotiva) oltre al nostro pensiero (componente cognitiva);
  • essere se stessi;
  • essere costruttivi.

Ora che ci siamo fatti un’idea teorica e generale sull’assertività, facciamo un piccolo esempio pratico di vita quotidiana!

Siamo in ufficio. Ci accorgiamo che il nostro collega non ha ben eseguito un lavoro che asser2gli avevamo affidato. L’istinto ci porta quasi inevitabilmente ad arrabbiarci.
Ma fermiamoci un attimo a riflettere: quale potrebbe essere il risultato della nostra arrabbiatura? Il nostro interlocutore si sentirà inevitabilmente aggredito, quindi cercherà di mettere distanza tra noi e lui: non ci ascolterà.

Riassumendo:

Noi ci carichiamo di rabbia→ comunicheremo in modo aggressivo e autoritario→l’interlocutore non ci ascolterà→ la nostra rabbia aumenta→ perdiamo di vista l’obiettivo→ ci sentiremo frustrati per non essere riusciti a comunicare ciò che avremmo voluto.

Quale potrebbe essere la soluzione?

Innanzitutto focalizziamoci bene su qual è il nostro obiettivo: in questo caso che il lavoro sia completato bene. Cerchiamo di porci in maniera aperta e propositiva.

Molto utile può risultare:

  • interessarsi genuinamente ai motivi per i quali non ha ben eseguito il lavoro- lui si sentirà ascoltato e noi sapremo i motivi del suo comportamento: ciò consente di non trovarsi in situazioni ambigue;
  • mettere in risalto ciò che ha lui ha eseguito molto bene- lo rinforzerà nell’autostima e lo motiverà a sistemare al meglio anche il resto; il collega, inoltre, si sentirà gratificato dalla fiducia che riponiamo in lui;
  • spiegargli i motivi per i quali è importante che il lavoro venga ben eseguito-in questo modo si sentirà partecipe e attivo;
  • dare dei tempi e spiegarne i motivi;
  • comunicare i propri suggerimenti– questo ci farà risultare aperti, positivi e collaborativi;
  • rimandare dei feedback positivi.

E voi, riuscite ad essere assertivi?